Asparago+e+melone+della+Maremma+Laziale

più forti sul mercato con la certificazione di prodotto La certificazione rilasciata da DNV dà valore aggiunto al territorio e alle aziende agricole impegnate nella produzione di queste due specialità locali.

Stampa Salva come PDF

Anche le aziende agricole stanno scoprendo i vantaggi e le potenzialità delle certificazioni volontarie di prodotto come strumento per valorizzare e promuovere le proprie produzioni di qualità.

Una strada per certi versi obbligata, di fronte alla crescente complessità dei meccanismi che portano un prodotto alimentare dai campi alla tavola del consumatore, e al ruolo sempre più centrale della GDO, che tende a lavorare solo con fornitori "certificati" e sul tema della qualità, sicurezza e innovazione è molto esigente e rigorosa.

Quindi, la certificazione volontaria di prodotto, accanto a quelle di sistema e alle certificazioni promosse dalle stesse associazioni che riuniscono le imprese della grande distribuzione, diventa per le aziende agricole una leva fondamentale per posizionarsi sul mercato e competere con successo.

Un esempio molto significativo delle opportunità che la certificazione di prodotto può offrire a un’azienda agricola per differenziare la propria offerta, è rappresentato da due prodotti tipici della Maremma Laziale, vale a dire l’asparago e il melone di Montalto di Castro e Pescia Romana, che sono stati certificati da DNV (Det Norske Veritas) numero uno in Italia nelle certificazioni di terza parte.

Montalto di Castro, cittadina che sorge su una collina tufacea a circa 4 km dal mare, è il nucleo fondamentale della "Maremma laziale", il tratto nord occidentale del Lazio, compreso tra la Toscana, il fiume Marta, il mar Tirreno e il lago di Bolsena. Dopo la riforma fondiaria degli anni ‘50 che favorisce la nascita di piccole aziende agricole, negli anni ‘70 e ‘80 l’agricoltura, pur restando ancora incentrata sullo sfruttamento della terra a grano, comincia a registrare un notevole sviluppo grazie all’introduzione di nuove colture intensive come l’asparago e il melone. Due prodotti che oggi identificano la Maremma laziale nel panorama agricolo nazionale.

Valorizzare la qualità locale
E’ l’Assessorato all’Agricoltura del Comune di Montalto di Castro a farsi promotore, nel 2002, dell’iniziativa della certificazione di prodotto. Una decisione che si colloca in una strategia di sviluppo del territorio basata sulla rivalutazione delle specificità locali (storiche, ambientali, produttive) e, in particolare, sulla valorizzazione dei prodotti agricoli di qualità e sulla loro maggiore diffusione sul mercato nazionale.

Le cooperative "il Chiarone" e "la Foce del Fiora", che rappresentano il 90% dei produttori agricoli della Maremma Laziale, hanno accolto con favore il progetto e vi hanno aderito con convinzione, consapevoli che non basta produrre qualità, ma è necessario saperla valorizzare informando il consumatore delle caratteristiche specifiche e, quindi, del valore aggiunto dei prodotti.

Come spiegano i presidenti delle due Cooperative, la certificazione rispondeva all’esigenza sempre più avvertita dagli agricoltori della Maremma Laziale di differenziare adeguatamente e di promuovere con maggiore efficacia una produzione che aveva già raggiunto livelli di qualità particolarmente elevati, con riscontri significativi da parte della stessa GDO.

Con la certificazione volontaria di prodotto, il marchio del produttore può giovarsi della sinergia con quello dell’ente di certificazione e della relativa garanzia di terza parte indipendente. E in uno scenario socio-economico nel quale sono le aspettative e le preferenze dei consumatori a dettare le regole del gioco, la qualità come differenziazione e la sua comunicazione al mercato in una forma così immediata sono la chiave di volta per accrescere la competitività di prodotti agricoli come l’asparago e il melone. Il marchio di certificazione che compare sulle confezioni del prodotto, rafforza il rapporto di fiducia tra il produttore e il consumatore che è messo nelle condizioni di scegliere sulla base di informazioni verificate da un organismo indipendente. Quindi, anche nei rapporti commerciali con la GDO, i cui requisiti sono sempre più stringenti, i prodotti certificati, proprio per le garanzie che offrono sul piano della sicurezza, della qualità e della corrispondenza alle aspettative e ai bisogni dei consumatori, godono di un indubbio vantaggio competitivo.

Asparagi e meloni di "qualità"
I requisiti per la certificazione – definiti nelle Specificazioni Tecniche di Prodotto emesse da DNV - sono molto severi per entrambi i prodotti. Tra le varie categorie di asparagi normalmente in commercio, quella scelta per il conferimento del marchio di qualità è la cosiddetta "Prima", che si distingue per il diametro del turione, che deve essere compreso tra 10 e 16 mm.

I parametri che contraddistinguono l’asparago della qualità "a marchio" – come viene comunemente chiamato dagli agricoltori - sono: la colorazione del turione, verde su almeno il 90% della sua lunghezza; il diametro, non inferiore a 10 mm; la presenza di residui fitofarmaci, che deve essere inferiore al 50% del limite previsto dalla normativa vigente. Inoltre, per ogni lotto di prodotto, la possibilità di rintracciare l’appezzamento di provenienza e i trattamenti effettuati durante la campagna di produzione. L’asparago della Maremma Laziale è stato il primo asparago ad aver ottenuto in Italia la certificazione di prodotto.

Per quanto riguarda il melone, la cui coltura fu introdotta a Pescia Romana negli anni ’70, le caratteristiche organolettiche necessarie per la certificazione di prodotto riguardano il grado BRIX o grado zuccherino, che, misurato con un rifrattometro, non deve essere inferiore a 11. Gli altri parametri sono gli stessi previsti per l’asparago a marchio: presenza di residui fitofarmaci e rintracciabilità.

Una sfida impegnativa
Il processo di certificazione è stato una sfida difficile per le cooperative, sia per i vertici, chiamati a un notevole sforzo sul piano organizzativo, sia per la base sociale, che ha dovuto adeguarsi a una serie di nuove procedure, istruzioni operative e verifiche particolarmente complesse e in ogni caso diverse rispetto all’abituale modo di lavorare dei produttori. Col tempo le inevitabili difficoltà e diffidenze sono state superate, anche grazie alla diffusa opera di sensibilizzazione da parte delle cooperative.

Oggi, i vertici di Chiarone e Foce del Fiora si dichiarano molto soddisfatti dell’impegno profuso dalla base sociale e dei risultati ottenuti. Il livello di qualità raggiunto grazie all’applicazione dei nuovi disciplinari per i prodotti a marchio è già molto elevato. Per quanto riguarda la percentuale di prodotto certificato rispetto alla produzione totale di asparago e melone della Maremma Laziale, che oggi è pari a circa il 10-15%, l’obiettivo è di arrivare al 25% nel 2006. Un obiettivo ambizioso che conferma la volontà dell’amministrazione locale e delle cooperative di proseguire sulla strada del miglioramento continuo per raggiungere nuovi traguardi nello sforzo di valorizzazione dei prodotti più rappresentativi della Maremma Laziale e dell’immagine dell’intera area di produzione.

>>